Le tessere romane e le spintrie - Moruzzi Numismatica Roma

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Le tessere romane e le spintrie

SAPERNE DI PIU' > Le antiche monete romane
Storia delle spintrie
La storia delle tessere romane con numerali

In un lasso di tempo piuttosto breve, tra la fine del regno di Augusto e quello di Tiberio, furono emesse tessere, del diametro di circa 20-23 mm, caratterizzate al rovescio da un numerale romano, generalmente da I a XVI o dalla leggenda AVG, per lo più racchiuso entro la cosiddetta “corona trionfale”, una corona di alloro chiusa in alto da una borchia circolare, usata sui cocchi in occasione di trionfi. Al diritto sono riportate varie raffigurazioni, come un ritratto imperiale o scene mitologiche oppure erotiche. Il metallo impiegato è in genere oricalco, una lega di bronzo con significative tracce di zinco (simile all’ottone), utilizzato anche per alcune emissioni di monete in zecche ufficiali (soprattutto sesterzi e dupondi) da Augusto a Nerone. Le tessere con scene erotiche sono designate anche con il termine di “spintria”, di incerta etimologia e usato dai Romani soprattutto per indicare giovinetti omosessuali passivi. Queste tessere sono pervenute fino ad oggi in numero assai ristretto e quindi sono considerate molto rare, con pochissimi esemplari noti per ogni combinazione di conio. A causa della componente erotica, inusuale sulle monete romane, queste “spintriae” furono assai ricercate dai collezionisti fin dall’epoca rinascimentale e si conoscono molti esemplari, anche in collezioni pubbliche, che sono probabilmente copie rinascimentali e moderne. Circa la loro funzione, la teoria finora prevalente era che fossero tessere utilizzate per pagare le “prestazioni” in lupanari: i numerali starebbero a indicare il numero in assi da pagare. Tuttavia è da rilevare che la maggior parte dei conii usati per il rovescio (con il numerale) delle “spintriae” è stata utilizzata anche in combinazione con raffigurazioni non erotiche, come ritratti imperiali. Si deve quindi ammettere non solo l’unicità della zecca, ma anche una certa analogia di funzioni, tenendo pure conto della notevole rarità di queste tessere e della frequente presenza della “corona trionfale”. Una possibile ipotesi è che fossero una sorta di gettoni impiegati in un gioco attualmente sconosciuto, ma che comunque bene si concilia con la ben nota passione dei Romani per i giochi a tavola, in questo caso effettuati in determinati ambienti militari altolocati e vicini alla famiglia imperiale in occasione di particolari momenti, come appunto i trionfi al tempo soprattutto di Tiberio.


Alberto Campana


(Attualmente Alberto Campana sta lavorando su un Corpus di queste tessere che prende in considerazione quasi mille esemplari tra collezioni pubbliche e private).

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